68 – Geopolitica dell’Asia del Nord e Centrale

Per quanto riguarda la geopolitica della Russia che domina la siberia e tutte le questioni energetiche e di connessioni eurasiatiche, ne parleremo approfonditamente. Qui ci basta sottolineare che sono due le questioni che determinano le scelte di tutta l’area nord asiatica: la prima è la necessità russa di tenere unito tutto il territorio per motivi di sicurezza. La seconda che riguarda sia gli aspetti strategici che economici è la dominazione dell’Artico: nessuno più della Russia può vantare l’esperienza in queste difficili zone climatiche, e l’estensione territoriale più ampia in quest’area del mondo. Per il fenomeno di disgelamento stanno emergendo nuove terre e nel giro di pochi decenni sarà possibile attraversare tutto il Mar Glaciale Artico per gran parte dell’anno, cambiando il destino commerciale di tante rotte mondiali compresa quella del Mediterraneo.

Altri punti focali sono la commercializzazione di idrocarburi e materie prime russe che prima erano focalizzate in Europa, mentre dallo scoppio della guerra in Ucraina, che facciamo risalire al 2014, si sono spostate nell’Estremo Oriente verso la Cina, e a sud verso l’India. La crescita della Cina in tutta l’area asiatica, grazie alle Vie della Seta terrestri e la competizione tecnologica nei confronti degli Stati Uniti, sono fattori per la Russia di collaborazione ma anche di preoccupazione. A questo si sommano le relazioni con la Corea del Nord per gli aiuti militari in Ucraina in cambio di cereali russi per la popolazione nordcoreana.

Per quanto riguarda invece l’area del Caucaso del Nord, la zona “ponte” della Georgia, Armenia e Azerbaijan, si tratta di regioni considerate da sempre la spina nel fianco della Russia per i continui conflitti che ostacolano il commercio verso il Medio Oriente, e per le instabilità anche di natura terroristica di radicamento islamico.

Per quanto riguarda l’Asia Centrale, abbiamo 5 Stati di recente fondazione: il Tajikistan fondato il 25 giugno 1991, l’Uzbekistan e il Kirghizistan il 31 agosto 1991, il Turkmenistan il 27 ottobre 1991, e il più esteso Kazakistan il 16 dicembre 1991. La loro emancipazione dalla “madre patria russa” è un processo lento e che non sarà mai concluso per motivi securitari, geostrategici ed economici. Tuttavia dall’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, è diventata più evidente l’accelerazione verso la loro completa autonomia.

Questa regione interessa perché è crocevia di tutti i traffici: è qui che la Russia ha potuto eludere le sanzioni occidentali, qui la Cina ha potuto consolidare i commerci della Via della Seta e qui gli Stati Uniti cercano di instaurare nuovi rapporti commerciali. Quindi questi Stati si trovano a gestire una competizione fra potenze in zone con difficoltà economiche e in alcuni casi arretratezza sociale evidente.

Questa regione vive di un equilibrio bilanciato fra l’influenza storica russa rappresentata soprattutto dalla sicurezza militare, l’espansione economica cinese rappresentata dalla costruzione di grandi infrastrutture commerciali, e il crescente interesse strategico da parte della Turchia, India, Unione Europea e degli Stati Uniti. Riporto la foto del 5 novembre 2025 dell’incontro alla Casa Bianca fra Trump e i capi di stato dell’Asia Centrale nel Summit C5+1, un vertice annuale istituito sotto la presidenza Obama nel 2015, a dimostrazione di come l’Asia Centrale sa sfruttare a suo vantaggio le grandi potenze.

La contendibilità strategica, le risorse energetiche e i materiali rari, la connettività logistica fra Europa e Asia, il nuovo orientamento diplomatico post 2022, le sfide interne dovute alle dispute sui confini e l’instabilità proveniente dall’Afghanistan, sono i focus su cui si orientano i 5 –Stan. Ma sono soprattutto il Kazakistan e l’Uzbekistan in prima linea per riformare le loro economie e politiche estere, per affermarsi come attori autonomi.

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