82 – L’antico impero cinese

La civiltà cinese è stata fra le prime che si sono create al mondo insieme a quella della valle dell’Indo, della Mesopotamia, dell’Egitto e dell’America Centrale: tutte civiltà sviluppate attorno a grandi fiumi e pianure, che ne hanno determinato la capacità produttiva necessaria per mantenere le popolazioni sane e benestanti.

La storia della civiltà cinese come viene raccontata oggi è un filo continuo che inizia circa 5.000 anni fa alla fine del Neolitico, quando piccoli paesi della pianura del Fiume Giallo cominciarono a costituire la prima Dinastia. Nella foto sotto che si trova negli attuali testi cinesi (in inglese) trovate tutta la cronologia: arriva a comprendere la Repubblica di Cina del 1912-49 e l’attuale Repubblica Popolare Cinese comunista, tutto lo stesso “impero del centro”.

Come in ogni civiltà ci sono persone che hanno indirizzato la psicologia, la cultura e lo stile del popolo, quello che in geopolitica viene chiamato il “fattore umano”: in Cina il primo e forse il più importante personaggio storico è stato Confucio, Kong Fuzi 551-479 a.C. della provincia dello Shandong.

Confucio sosteneva che chi aspirava a governare doveva coltivare in sé la disciplina e l’autorevolezza morale. Il suo pensiero è un sistema etico e sociale che punta all’armonia. È una filosofia basata sull’istruzione e su principi morali di benevolenza reciproca fra i 5 legami fondamentali: sovrano e suddito, padre e figlio, marito e moglie, fratello maggiore e fratello minore, amico e amico. L’obiettivo sociale è creare una comunità ordinata, stabile e pacifica. Ancora oggi il confucianesimo è parte del modo di essere cinese.

Un’altra filosofia a cui ancora oggi la Cina fa riferimento è il Legismo: a differenza del Confucianesimo sostiene che l’essere umano è egoista, quindi per mantenere l’ordine servono leggi rigide, pene spietate e ricompense certe. Le leggi (Fa) devono essere pubbliche, chiare e senza privilegi; l’autorità (Shi) appartiene al sovrano in carica (non alla sua bontà o moralità) che utilizza il metodo (Shu), cioè tutti gli strumenti per controllare i ministri ed evitare le congiure. I massimi esponenti furono Shang Yang 390-338 a.C., che ha trasformato il regno in una potenza militare, e Han Feizi 280-233 a.C., il filosofo che ha perfezionato le idee in un fondamentale libro per la politica cinese.

La prima dinastia imperiale fu quella dei Qin sotto lo spietato re Zheng, che assunse il titolo di Qin Shi Huangdi cioè primo imperatore dei Qin 221-210 a.C. Restò famoso soprattutto per aver iniziato la Grande Muraglia e perché accanto alla sua tomba furono ritrovate migliaia di statue in terracotta ad altezza naturale che rappresentavano guerrieri e che dovevano custodire l’imperatore nell’aldilà.

Il popolo Han, che oggi è il gruppo etnico più popoloso in Cina e nel mondo, prende il nome dalla Dinastia Han fondata più di 2.200 anni fa dall’imperatore Gao Zu 256-195 a.C. Era un contadino che divenuto generale riuscì ad imporsi fino a diventare sovrano di tutta la Cina. Sua la famosa frase “finalmente il mondo intero è mio” ad indicare che i cinesi di allora credevano di essere davvero il centro del mondo. Egli iniziò una dinastia durata 400 anni, ricordata come l’età dell’oro cinese e che avrebbe plasmato molti imperi successivi, ostentando il potere con la costruzione della prima città cinese Chang’an, l’attuale Xi’an.

Successivamente troviamo l’imperatore Wudi 141-87 a.C., che ispirandosi al confucianesimo guidò l’impero non solo consolidando l’interno del nucleo cinese, ma anche spingendosi verso l’esterno. È lui che creò la prima via della seta, una serie di strade che collegavano l’oriente con l’Asia centrale, fino a raggiungere Roma nel I secolo d.C. Nel 124 a.C. fondò la prima università imperiale e istituì profonde trasformazioni che radicarono il confucianesimo nel cuore del governo e della società cinese. Su quelle vie della seta oltre al commercio di beni si diffusero anche idee, religioni e tecnologie fra oriente e occidente.

Proprio grazie alle vie della seta, 2 famosi italiani riuscirono ad entrare nella corte degli imperatori e a suscitare non solo la loro curiosità, ma anche a fare breccia nei loro cuori. Stiamo parlando del veneziano Marco Palo 1254-1324, che visitò la corte dell’imperatore mongolo e cinese Kublai Khan (in carica fino al 1294) e che scrisse le sue avventure ne “Il Milione”, e del missionario gesuita Padre Matteo Ricci 1552-1610.

Matteo Ricci è stato molto popolare in Cina e disegnò per i cinesi una mappa che li vedeva al centro del mondo, ma comprendendo anche le Americhe che loro non conoscevano. Ancora oggi troviamo una sua raffigurazione in un antico bassorilievo cinese (nella foto in alto a destra) e una sua statua.

Riassumiamo questa breve carrellata sull’impero cinese con i punti salienti da tenere a mente: l’idea originaria di civiltà cinese, che si differenzia dal concetto di etnia su cui si punta oggi, nello specifico il ceppo Han che rappresenta il 92% della popolazione cinese abitante a est. Poi la visione di un sovrano che è il punto di contatto fra cielo e terra, in un mondo a cerchi concentrici: oggi invece la Cina è ben arroccata nei suoi confini e si proietta esternamente solo con i traffici delle sue vie della seta terrestri, marittime, digitali e spaziali. E le filosofie del confucianesimo, con la ricerca dell’armonia tramite la morale, e del legismo, con il rispetto severo delle leggi e l’imposizione dell’ordine. Questi 2 modi di vedere la vita sono profondamente radicati nei cinesi e nell’attuale governo comunista.

Per finire immergiamoci in un video recente che mostra cosa pensano i cinesi in Cina dell’Italia, fatto da una divulgatrice cinese che vive in Italia da 10 anni: ci sarà utile nel nostro percorso alla scoperta della Cina moderna.

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