Come è capitato a tutti gli imperi a partire da quello romano, anche l’impero cinese a un certo punto piano piano crollò. Questo è un fatto del tutto normale: ogni cosa, anche la più grande, a un certo punto si ammala e cessa di esistere, soprattutto ogni cosa umana. La vera differenza la fanno quelle cose che sanno gestire il cambiamento anche quando sta diventando decadimento, per consentire comunque l’avanzamento della vita e delle popolazioni. E i grandi imperi, come ad esempio quello romano, sanno che a un certo punto possono anche risorgere: è successo nella Roma del rinascimento e del barocco con il mecenatismo dei Papi, ed è quello che sta accadendo nella Cina di oggi con la gestione del partito comunista retto da Xi Jinping. Ma andiamo per ordine.

L’ultima dinastia del grande impero cinese è stata quella dei Qing. La vera risorsa della Cina era stata per centinaia di anni il riso, questa piccola fonte che dava nutrimento a milioni di cinesi e che divenne il vero oro della Cina, tanto che venne esportato in diverse parti del mondo. I cinesi spiegarono come doveva essere seminato e raccolto, come dovessero essere costruite le risaie e come si dovevano modificare le terre, creando una struttura collegiale fra le famiglie per irrigare le piantine. Anche in Italia abbiamo le nostre risaie in Piemonte e la loro storia venne raccontata in un famoso film realista del 1949 “Riso amaro”.


Gli ultimi decenni della dinastia Qing, nonostante avesse cercato di superare l’arretratezza strutturale dell’impero, sono stati caratterizzati dal progressivo indebolimento per il rifiuto verso la modernizzazione: questo perché era un impero basato su convinzioni e principi molto profondi, e per la sua rigidità nelle strutture istituzionali. Le due filosofie cardine dell’antica Cina, il moralismo confuciano e la rigidità del legismo, non ressero al confronto con popolazioni tecnologicamente più evolute, e la corte imperiale non comprese a fondo cosa stava accadendo. Un film bellissimo italiano che descrive dal nostro punto di vista questo passaggio è “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci del 1987, tanto magnifico quanto doloroso.

Tutto era iniziato con le guerre dell’oppio 1839-42 e poi 1856-60 che portarono alla prima sconfitta con la Gran Bretagna e al Trattato di Nanchino 1842: si stabilì un cambio di gestione dei commerci a favore degli inglesi, fra cui la cessione dell’isola di Hong Kong che divenne il porto asiatico di sua maestà la regina Vittoria. Questi accordi sono ancora oggi ricordati come i “trattati ineguali”.
Ci furono poi le guerre contro il Giappone 1894-95, che furono l’inizio delle ostilità nell’era moderna fra queste due potenze e che ancora oggi le vede contrapporsi. Dall’esterno la minaccia per la Cina era soprattutto nei confronti del livello di industrializzazione di nuove potenze come la Gran Bretagna e il Giappone, tecnologicamente più progredite.

Si sommarono poi le rivolte interne di massa come quella dei Taiping 1850-64 e la rivolta del Boxer 1899-1901, che indebolirono il potere centrale e l’economia. La commistione di questi due fronti esterno ed interno portarono al crollo del sistema: nonostante la potente imperatrice vedova e la corte avessero tentato alcune riforme, non attecchirono perché furono troppo tardive. Il 10 ottobre 1911 scoppiò la Rivoluzione Xinhai guidata dal leader Sun Yat-sen che portò alla secessione di gran parte delle regioni del sud. Con l’editto di abdicazione, la vedova imperatrice lasciò tutto in favore del piccolo ultimo imperatore Pu Yi. Un anno dopo venne istituita la Repubblica che pose fine a oltre 2.200 anni di dinastie imperiali. Da questo momento si fa coincidere l’inizio dell’era contemporanea cinese.

Ma non finisce qui. La neonata repubblica cinese nonostante avesse le migliori intenzioni per rimodernare la struttura sociale ed economica, si scontrò con diverse problematiche che gli impedirono di portare a termine quello che avevano in mente: portare la Cina a diventare una nazione moderna e capace di tenere il confronto con le altre potenze mondiali. Peccato che proprio perché il primo governo repubblicano di Pechino era troppo debole, accadde che i territori vennero suddivisi e spartiti fra fazioni regionali militari in lotta fra loro: era iniziata l’era dei Signori della Guerra 1916-28.


In questo periodo che coincise con la prima guerra mondiale, restò famoso il Movimento del 4 maggio 1919 che organizzò una serie di proteste di studenti e intellettuali contro l’imperialismo straniero e il Trattato di Versailles 1919, che aveva costretto la Cina a cedere territori dello Shandong al Giappone. Altrettanto famosa fu la data del 1° luglio 1921 quando a Shanghai un gruppo di intellettuali fra cui Mao Zedong diede vita al Partito Comunista Cinese influenzato dalla Rivoluzione Russa del 1917.


Questo stesso gruppo di comunisti con il sostegno dell’URSS si unì ai nazionalisti del Kuomintang e strinsero il Fronte Unito per combattere i Signori della Guerra e riunificare la nazione. Fra il 1926-28 le forze del Kuomintang guidate da Chian Kai-shek (succeduto alla morte di Sun Yat-sen) e del PCC guidate da Mao Zedong, si diressero verso nord e sconfissero i Signori della Guerra conquistando Pechino.

Ma la rivalità di vedute fra le 2 parti dell’alleanza su come doveva essere l’ordinamento della nuova nazione cinese portò già nel 1927 Chang Kai-shek a rompere con i comunisti, dando inizio alla guerra civile cinese e costringendo il PCC a concentrarsi sulle rivolte contadine.

Dal 16 ottobre 1924 al 22 ottobre 1935 Mao Zedong guidò la lunga marcia militare di ritirata dall’esercito del Kuomintang, percorrendo in 370 giorni un cammino di lotta di 12.000 chilometri fra montagne, fiumi e zone impervie. Durante tutto questo tragitto ottennero l’appoggio dei contadini che incontravano, simile a ciò che era successo in Italia del sud durante l’avanzata dei Mille di Garibaldi dalla Sicilia a Roma. Per questo ancora oggi la lunga marcia di Mao viene ricordata come il mito fondatore della Repubblica Popolare Cinese.
Il percorso di ricostituzione fu interrotto dalla guerra mondiale, ma nel 1949 Mao Zedong in Piazza Tienanmen a Pechino instaurò la nuova e attuale forma di governo comunista in Cina, proprio come era successo a Mosca 3 decenni prima. Chang Kai-shek non accettando mai quel governo e considerando il suo gruppo dei nazionalisti la vera Cina, fu costretto a fuggire nella piccola isola di Formosa a sud, protetto dagli statunitensi vincitori della guerra mondiale.


La Cina parla di “secolo delle umiliazioni” dal 1839 al 1949: subì il crollo dell’antico impero, milioni di morti, invasioni, sconfitte militari, perdite di territori, trattati ineguali. Tutto questo cambiò solo quando la Cina si schierò contro il Giappone durante la seconda guerra mondiale, che in Asia prese il nome di grande guerra del Pacifico 1941-45.

In quella occasione successe per l’unica volta della storia che inglesi, francesi, americani, russi e cinesi erano tutti uniti contro il nazismo tedesco, il fascismo italiano e il Giappone che voleva prevalere nell’area asiatica. La vittoria degli USA tecnologicamente più avanzati di tutti e che inviarono ingenti truppe nei territori e nelle acque degli alleati, stabilirono il nuovo ordine mondiale: non è un caso che i paesi fondatori dell’ONU furono proprio questi cinque Stati vincitori.

Oggi possiamo dire che l’unico effetto positivo del disastro delle 2 grandi guerre europee del novecento fu proprio la creazione di un organo sovra nazionale, le Nazioni Unite del 24 ottobre 1945, che ancora oggi un po’ a stento permane. Tutto il resto fu un orrore. Non ultimo la decisione americana di sganciare 2 bombe atomiche sul Giappone, che costrinse l’imperatore giapponese di allora Hirohito ad ammettere che non era figlio di un dio, a dire ai kamikaze di non continuare a suicidarsi per lui, e ad ammettere la sconfitta.
Fu molto difficile recuperare i rapporti fra gli Stati e le popolazioni dopo il 1945, soprattutto per quelli sconfitti come noi italiani. Milioni di morti in tutti i terreni di guerra europei, in Medioriente, in Africa, in Asia e nelle acque del pacifico: tutto per il solo delirio di onnipotenza.

Ci sono tantissimi filmati su YouTube che vi possono aiutare a comprendere questo lungo secolo che cosa ha significato per la Cina: ma io vi consiglio questo filmato della divulgatrice cinese Kina che ripercorre la storia della colonia italiana in Cina, un piccolo ma importante spaccato presente ancora oggi.
Quali sono e dove sono le istituzioni della Repubblica Popolare Cinese in Italia?
