Il rapporto fra Russia e Stati europei, prima imperi e ora federati nell’Unione Europea, è sempre stato di amore-odio (vedi foto Limes e ISPI).



Entrambe le parti hanno nei secoli riconosciuto nelle rispettive popolazioni caratteristiche positive: la cultura russa è prima di tutto europea e ha determinato il modo di pensare delle culture europee e viceversa, i commerci e gli scambi hanno agevolato i collegamenti fra est e ovest, il mondo russo e la capacità al sacrificio dei russi rappresentano ancora oggi un fascino per molti europei, che invece vedono nella propria incapacità a battersi per difendersi come un elemento non solo di pericolo ma anche di decadenza negli ideali che vogliono difendere.


Allo stesso tempo entrambe le parti considerano l’altro un nemico: l’opposizione fra democrazia degli europei e “autocrazia” della Federazione Russa, le guerre e il ricordo delle guerre ad esempio fra le popolazioni del nord e baltiche, il disfacimento dell’URSS che ha fatto sentire l’occidente come “vincitore”, tanto che quando Putin voleva entrare nella NATO gli è stato negato soprattutto dagli USA. Il conseguente risentimento è ancora alla base delle reciproche diffidenze.
Non è quindi una questione di propagande ma di paure concrete soprattutto degli Stati europei a confine: questo è il problema di fondo nel trovare un accordo sull’Ucraina. Non dobbiamo tuttavia negare che noi europei non siamo pronti a sobbarcarci economicamente la ricostruzione di quella parte di Ucraina che resterà inevitabilmente in gestione della Comunità Europea e non degli USA.


Se vogliamo analizzare solo il punto di vista della Russia, troviamo che da una parte temono la Cina soprattutto perché si spinge verso le terre russe del pacifico e verso l’artico, e dall’altra sono risentiti verso l’occidente. Comunque ai russi non dispiace vedere l’attuale svuotamento di senso della NATO rimarcato da Trump e conseguentemente dai capi di Stato europei, primi fra tutti i “volenterosi” inglesi, francesi, tedeschi e di recente anche italiani.
Sia gli stati europei che i russi vogliono la fine della guerra in Ucraina, ma entrambe le parti vogliono poter dire di aver ottenuto il massimo dagli accordi, anche per “salvare la faccia” verso le popolazioni dolorosamente coinvolte. I punti in questione sono sempre gli stessi dal primo tentativo di negoziato del 2022: l’entrata dell’Ucraina nella NATO (che non vogliono né i russi né gli americani), la smilitarizzazione dell’Ucraina (che vogliono i russi, mentre gli americani hanno dato disponibilità per un periodo breve della loro presenza, ma la difesa da eventuali attacchi futuri sarà compito degli europei), il riconoscimento del Donbass alla Russia (che l’Ucraina invece rivendica insieme alla Crimea).



A proposito della recentissima richiesta di Putin agli europei affinché scelgano un mediatore per il negoziato (non sfavorevole alla Russia), questo non è indice di sua debolezza né di essere pronto ad un accordo. È da tempo che Putin fa questa richiesta, come ad esempio quando disse collegato da remoto al G20 del 22 novembre 2023: “basta guerra, mettiamo fine alla tragedia in Ucraina”.
Contemporaneamente gli attacchi da entrambe le parti continuano in territorio ucraino e russo, la Bielorussia si appresta a ospitare esercitazioni nucleari congiunte con le forze armate russe, e Putin concede la cittadinanza russa agevolata ai cittadini della Transnistria a confine fra Moldova e Ucraina, quindi senza obbligo di risiedere in Russia o di parlare russo.



A proposito di come la Federazione Russa si sta muovendo in quest’ultimo periodo vi segnalo le seguenti 3 interviste e un podcast:
Se vogliamo essere onesti, per risolvere la guerra fra russi e ucraini siamo proprio noi europei che dobbiamo fare quel passo in avanti verso un “accordo panaeuropeo” con la Russia, e quindi per ristabilire rapporti di pace basati su punti d’incontro come gli scambi culturali, economici e commerciali.
Secondo te quali sono le prime cose da fare verso la pace nel cuore dell’Europa?
