Per noi che abitiamo in Italia, da un punto di vista geopolitico siamo abituati a non andare più in là del nostro naso: di solito ci addentriamo in Europa con il cuore alla guerra in Ucraina, e verso il Mediterraneo allargato, verso le guerre d’Israele e tutta l’Asia occidentale. Quando siamo bravi ci immergiamo nell’Africa dal nord al sud, e ovviamente in Eurasia, ma facciamo fatica perché ci sembrano tanto lontane. E invece no: con la svolta americana della globalizzazione nessun mondo è lontano, e perfino la vostra matita è fatta di materiale che arriva da ogni parte del pianeta. Ricordate che nel periodo unipolare si diceva che “siamo tutti cittadini del mondo”? Beh, non è mai stato proprio vero, eppure non è tanto lontano dalla realtà. E fra questi posti lontani di cui la geopolitica si occupa, una parte speciale bisogna riservarla al lontano Oceano Pacifico: a tutti quei meravigliosi Stati che si affacciano su quei mari e a tutte le popolazioni che vi abitano. Mondi ricchissimi di natura, storia, religioni. E anche luoghi che sono state nostre colonie europee, perfino di noi italiani.

Nonostante un nome così dolce, l’Oceano Pacifico non è mai stato troppo pacifico: quei mari hanno visto solcare tanti conflitti per la supremazia su quei luoghi. Dopo la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti hanno dominato su quelle acque grazie alle numerose basi in Giappone, nelle Filippine, in Indonesia per gestire l’importante Stretto di Malacca, e sulle numerose isole e atolli. Tutto questo per gestire la competizione che gli Stati asiatici hanno con una Cina strabordante, che anche grazie agli USA che l’ha emancipata facendola entrare nei commerci mondiali del WTO, ormai domina con la sua presenza in tutta l’area e non solo.
Ma per avere uno sguardo più libero dalla nostra mentalità occidentale, vi consiglio subito questo video di Kina, la divulgatrice cinese che ci offre sempre buoni spunti di riflessione, in questo caso sul rapporto fra Cina e USA.
Per capire il punto di vista cinese voglio parlarvi del loro romanzo più famoso, paragonabile alla nostra Divina Commedia o ai Promessi Sposi o a Il Gattopardo scegliete voi: sto parlando del “Romanzo dei tre Regni”. Un romanzo storico antico e lunghissimo scritto fra il 1330-1400, che studiano a scuola tutti i bambini cinesi, in cui si parla dei conflitti fra 3 antichi regni della Dinastia Han.

Al di là della storia che per noi è difficile da capire per tutti i dettagli cronologici, perché è così importante? Perché per loro è la metafora di quello che succede fuori dalla Cina: i 3 regni sono la metafora delle 3 potenze del mondo, Cina, Russia e Stati Uniti. E i bambini e i ragazzi cinesi, se li intervistate con il loro spesso ottimo inglese, vi risponderanno proprio che è una riflessione su come vanno le cose nel mondo. Per la Cina si tratta dunque della “strategia costruttiva”, che rifacendosi al famoso gioco weiqi si basa sul posizionamento e relazione strategica (tecnologica, commerciale e militare) nella ricerca dell’armonia fra potenze.
E quali sono i punti cardine di questa competizione mondiale? Beh sicuramente al primo posto c’è la tecnologia, per tutte le implicazioni in ogni ambito delle nostre vite, dagli aspirapolveri alle navicelle spaziali, dagli spazzolini elettrici ai droni. Basti pensare che proprio quest’anno la Cina ha inaugurato il nuovo anno con una spettacolo meraviglioso di bambini che danzavano insieme ai loro robot, e che hanno mostrato anche nelle olimpiadi degli umanoidi: stupefacente per noi italiani!



L’azienda che più di tutte mostra questa competizione e insieme interazione strategica fra mondo statunitense e cinese è Nvidia di Jensen Huang, imprenditore e ingegnere elettrico americano nato a Taipei. La tecnologia dei chip di Nvidia viene gelosamente custodita dal governo USA, ma è possibile per la Cina riuscire ad importarli tramite Stati ponte come la Malesia e quindi a replicarli, tranne gli ultimi modelli più avanzati. Ecco perché si tratta dell’azienda di punta e allo stesso tempo di ponte fra i due imperi geopolitici.

Senza approfondire l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito militare, voglio farvi riflettere che oggi la Cina compete con gli USA anche in ambito spaziale proprio grazie alla sua tecnologia di ottimi livelli. È stata la prima che è atterrata “dall’altra parte della luna” cioè nella zona al buio, e anche questo è incredibile se pensate che la competizione in passato era solo fra USA e URSS.


Ovviamente non si può parlare di competizione tecnologica senza parlare dell’argomento principe, cioè la bomba atomica. Durante la guerra fredda in cui la competizione nucleare era solo fra Stati Uniti e URSS, ben governata da entrambe le potenze proprio perché capivano e gestivano a pieno i rischi umanitari. Oggi invece ci sono altri Stati che hanno testate nucleari e che non in tutti i casi seguono una strategia nucleare concordata. Nell’immagine sotto trovate i 9 Stati che oggi hanno l’atomica. II calcolo è facile: il “mondo occidentale” ha un totale di 4.495 ordigni nucleari, volendo includere anche Bharat (India), mentre il “mondo contro” ne ha 5.250.

Altri Stati che accarezzano l’idea di una propria bomba come deterrenza sono nel mondo occidentale Germania, Polonia, Giappone e Corea del Sud, nel mondo contro troviamo la Turchia e l’Arabia Saudita (soprattutto dopo l’attacco all’Iran di Israele e USA del 28 febbraio 2026), ma anche altri. Questa proliferazione è molto pericolosa, una conseguenza del periodo bellico che si è inaugurato dal 2022 e che sembra di difficile arresto.




Per questo motivo l’Asia Pacifico sta diventando più pericolosa. La Cina si sta spingendo sempre più verso l’Africa e oltre sia per motivi commerciali, molto importanti per una popolazione così numerosa, sia per motivi geopolitici, quindi per “guardare” gli USA anche dalle coste atlantiche africane.



Il Pacifico è meno pacifico anche come conseguenza dei mutati rapporti fra Stati Uniti e Cina. La Cina nel nuovo millennio ha potuto sperimentare 3 “delusioni” dagli americani: il crollo del mito democratico e istituzionale degli USA che è sotto gli occhi di tutti soprattutto durante questo secondo governo Trump, l’impennata del razzismo e della violenza anti-asiatica in territorio statunitense dove 3 cinesi su 4 dichiarano di aver subito discriminazioni o violenze, e il sospetto geopolitico e il “soffitto di cristallo” per la diaspora soprattutto in ambito accademico, dove troviamo molti talenti cinesi o sino-americani che sono costretti a lasciare l’America perché frustrati nelle loro ricerche e professioni.
Se vogliamo fare un parallelismo più vicino a noi, la hybris greca, cioè la tracotanza americana, si esplica spesso anche in dottrine strategiche fuorvianti, ma che gli USA hanno utilizzato in passato per spostare la competizione geopolitica dalla Russia alla Cina: prima fra tutte la famosa “trappola di Tucidide”. Dalle nostre parti abituati ai classici greci e latini, sappiamo che non è affatto vero che una potenza dominante andrà a scontrarsi per forza con quella emergente, come è successo fra Sparta e Atene durante la guerra del Peloponneso raccontata da Tucidide. Ma si sa: le propagande vengono studiate prima di tutto a tavolino e avvalorate da rivisitazioni storiche ben dettagliate. Ancora oggi Xi Jinping è costretto a ripetere più volte che la trappola di Tucidide, a cui fa riferimento l’America, si può evitare con la collaborazione.
Comunque sia la competizione geopolitica si manifesta oggi solo sotto forma di dazi e restrizioni commerciali: per questo vi suggerisco la seguente puntata del podcast di Limes tenuta da Fabrizio Maronta, analista di Limes esperto in geoeconomia.
A questo punto la domanda vera è: in cosa credono i cinesi? E sono davvero una minaccia soprattutto nell’Asia Pacifico dove vivono giapponesi, filippini, coreani, e dove si affaccia la Federazione Russa, gli Stati del Pacifico e tutti gli Stati del sud-est asiatico?
Se studiamo a fondo il loro fattore umano sappiamo che i cinesi credono nelle relazioni, nell’amicizia e nell’armonia. Il Partito Comunista Cinese deve sempre rapportarsi con una popolazione numerosa e un’economia in espansione, anche se più lenta che in passato, ma sa che la loro cultura si basa su un sostanziale pacifismo. Lo stesso Xi Jinping in ambiti internazionali parla sempre della necessità del multilateralismo e fa spesso riferimento alle Nazioni Unite come punto d’incontro di massimo livello mondiale.

Non è un caso che durante gli incontri multilaterali come i BRICS oppure nei bilaterali, la diplomazia cinese si basa su 3 principi fondamentali: le relazioni interpersonali che cercano prima e dopo gli incontri (più importanti dell’accordo), la “faccia” cioè il valore e il rispetto della cultura degli interlocutori per evitare situazioni imbarazzanti, e sul “non c’è male”, cioè perfino nel caso in cui qualcosa durante il vertice non va come desiderato si tende comunque a vederne gli aspetti non troppo negativi.

Per analizzare il recente bilaterale che c’è stato a Washington fra Xi Jinping e Trump, vi suggerisco 2 video: il primo è il punto di vista cinese, spiegato da Giorgio Cuscito, esperto di Limes appassionato di Cina.
Il secondo è il punto di vista americano, spiegato da Federico Petroni, analista e responsabile della Scuola di Limes, esperto appassionato di Stati Uniti.
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