87 – Taiwan e il conflitto silente dell’Indo Pacifico

Se il simbolo o la spina nel fianco della Federazione Russa è l’Ucraina, e la stessa cosa vale per gli Stati Uniti con Cuba, ecco che Taiwan ha lo stesso valore per la Repubblica Popolare Cinese. Tutte e 3 possono sembrare questioni economiche o geostrategiche, per le risorse minerarie dell’Ucraina, o per i traffici commerciali del Golfo del Messico, o per la tecnologia prodotta nell’antica isola di Formosa: ma non è così. Certe cose sono prima di tutto una questione di potere e di prestigio: in fondo sono Stati Imperi che si basano sul fattore umano dei loro popoli, e niente muove di più le persone dei simboli.

Se noi occidentali capiamo meglio come mai Cuba e l’Ucraina sono prima di tutto simboli, cerchiamo ora di capire perché l’isola di Taiwan è il simbolo dell’Indo Pacifico: si, perché non lo è solo per la Cina, ma per tutti gli Stati dell’Asia Pacifico, perfino quelli che sono più piccoli e meno coinvolti.

Da queste foto è facile rendersi conto come Taiwan viene vista in modo totalmente differente fra Cina e USA: l’influenza americana ne fa il primo avamposto marittimo nel Pacifico della NATO, allo stesso modo se fosse sotto piena influenza cinese sarebbe il primo trampolino di lancio verso l’oceano della Repubblica Popolare. Come si dice: su questo punto non c’è modo di uscirne se non con un patto. Si perché di guerra non se ne deve nemmeno parlare, anche se esistono da tempo piani militari di attacco anfibio cinese, con successivo passaggio terrestre e infine guerriglia urbana a Taipei, e di conseguenza piani di difesa giapponese e poi americana (distante 1 mese di viaggio) dell’isola contesa.

Ma chi è Taiwan, la bella isola di Formosa?

Ufficialmente Repubblica di Cina, è posta a sud est della Cina, circondata fra Giappone e Filippine: ha una superficie di poco più che 36.000 km quadrati (un po’ più della Sicilia), una popolazione di circa 24 milioni di persone (un po’ di più del sud Italia) che parlano soprattutto mandarino. La costa che si affaccia alla Cina è pianeggiante, anche se è frastagliata e di difficile attracco, mentre a est è montuosa e ospita bellissimi antichi templi. La capitale è Taipei e si trova a nord; la seconda città è Tainan a sud.

La storia di Formosa è la storia della Cina fin dall’inizio dei tempi. Terre strettamente legate in ogni forma e dimensione.

Tutto cambia con il famoso “secolo delle umiliazioni” cinesi 1839-1949, quando con la prima guerra sino-giapponese persa dalla Cina, il Giappone si intesta l’isola nel 1895 e la dichiara possedimento perpetuo giapponese. Da quel momento alle popolazioni indigene si aggiungono i primi giapponesi che influenzeranno gli usi e costumi.

Nel 1912 nasce la Repubblica di Cina e comincia a formarsi a sud l’esercito del Kuomintang con l’ambizione di riprendersi il potere dei signori del nord, dove c’è Pechino. Nel 1921 nasce il Partito Comunista Cinese di Mao Zedong: il periodo diventa sempre più confuso con la guerra civile. Approfittando del caos, il Giappone invade la Manciuria. La guerra civile e la Guerra per il Pacifico (la nostra seconda guerra mondiale) stabiliscono la vittoria della Cina e del Partito Comunista Cinese di Mao sul Giappone, alleato di Hitler e Mussolini.

Nell’isola sbarcano il Kuomintang di Chiang Kay-shek e la convivenza non fu facile, tanto che i giapponesi se ne andarono: i cinesi rimasti volevano riconquistare la Cina perché non riconoscevano la Repubblica Popolare di Mao, infatti nel 1949 si autoproclamano la “vera” Repubblica di Cina. Lo stesso Mao era pronto a riconquistare l’isola “ribelle”, ma fu distolto dalle intenzioni perché coinvolto nella Guerra di Corea 1950-53. Da allora la Repubblica Popolare vuole riprendersi l’isola, e da allora gli USA difendono la loro autonomia.

Sulla storia dell’indipendentismo taiwanese, vi suggerisco un video di Kina, la divulgatrice cinese che vive in Italia da 10 anni e che ben esprime il punto di vista di una persona che è nata e vissuta nel sud della Cina.

Per quanto riguarda gli opposti punti di vista sull’isola, questi si manifestano ancora oggi perfino nella pedagogia e sui libri di scuola dei bambini cinesi e taiwanesi, dove si educa alle rispettive diverse narrazioni.

La costruzione delle due propagande, cinese e occidentale con il Giappone in testa, si manifesta in diverse occasioni: basti vedere le diverse versioni di passaporti che Taiwan ha presentato nel tempo. Nel 1945 Taiwan diventa subito membro fondatore dell’ONU, espulso però nel 1971 quando viene riconosciuta la Repubblica Popolare di Cina, in funzione dell’incontro fra Nixon e Mao del 1972.

La supremazia americana soprattutto nel periodo unipolare statunitense di dominio sul mondo, manifestata con la superiorità del dollaro e con la globalizzazione 1991-2021 precedente alla guerra d’Ucraina, ha fatto sì che la libertà di Taiwan non fosse mai messa davvero in discussione. Troppa era la superiorità militare e tecnologica degli Stati Uniti.

Famoso fu l’episodio di un incontro fra Trump e Xi Jinping in cui mentre il Presidente cinese stava mangiando “la più bella fetta di torta al cioccolato che avessi mai visto”, il Presidente americano lo avvisò che aveva attaccato la Siria, dimostrandogli così che non aveva bisogno della sua autorizzazione per farlo. Uno smacco che il mite Xi Jinping a stento ha dovuto ingoiare. A proposito di simboli.

Ma allora come ha fatto a resistere per tutto questo tempo la piccola Taiwan?

Ha puntato tutto sul futuro e quindi sulla tecnologia. Programmatori, tecnici, ingegneri, imprenditori, aziende ormai multinazionali sono diventati il fiore all’occhiello mondiale ed esportano i loro chip ovunque, dai piccoli elettrodomestici, alle automobili, ai cellulari, ai satelliti… tutto. Non si può capire la competizione tecnologica fra Cina e USA se non si studia Taiwan, e per comprenderla vi suggerisco il libro di Alessandro Aresu sulla geopolitica dell’intelligenza artificiale.

A Taiwan c’è la più importante azienda di semiconduttori al mondo, la TSMC del fondatore geniale Morris Chang. Stiamo parlando della prima azienda fra tutte, indispensabile al mondo per la progettazione e vendita dei chip, con filiali in Cina e negli USA.

Sia la Cina che gli Stati Uniti hanno ovviamente le proprie filiere produttive, e perfino in Europa c’è l’azienda olandese ASML che si è creata una primaria nicchia di mercato di valore mondiale con le sue macchine per la fotolitografia. Tuttavia Taiwan resta punto di riferimento tecnologico grazie proprio a TSMC. Basti pensare che l’americana Apple usa i chip di TSMC, e produce anche i semiconduttori dei numerosi data center su territorio statunitense.

Capite bene che essendo Taiwan un simbolo per la Cina e per tutto il Pacifico, vista anche la corsa tecnologica e geopolitica, tutto ruota su chi “controlla” la piccola isola. Stiamo parlando di una terra ormai abituata all’indipendenza anche se ha bisogno di importare prodotti; emancipata negli usi e costumi grazie all’influenza americana e occidentale; benestante e quindi poco incline alla guerra. Da un punto di vista militare, nonostante gli sforzi di emancipazione, dipende dagli aiuti statunitensi. E va detto chiaramente: semmai un giorno la Cina decidesse non di fare semplici esercitazioni perfino nella parte est dell’isola come avviene oggi, ma di tentare un attacco, la prima nazione che verrebbe ad aiutare i taiwanesi sarebbero i vicini giapponesi (che non a caso si stanno riarmando).

Ma la Cina è prudente e vive dell’antica strategia di Sun Tzu e la sua “Arte della guerra”, basata sul vincere senza combattere e sui tempi lunghi. Proprio per questo il Presidente Xi Jinping corteggia il partito dell’opposizione taiwanese del Kuomintang (casi strani della vita), e quest’anno si è fatto fotografare proprio con la sua Presidente Cheng Li-wun, in vista delle prossime elezioni politiche a Taiwan nel 2027.

Per aiutarvi a capire fino a che punto il conflitto silente dell’Indo Pacifico gira attorno all’isola di Taiwan, vi suggerisco 2 video di Giorgio Cuscito: uno sull’idea guida cinese del “vincere senza combattere” e sul recente riarmo giapponese.

Il secondo video è sull’idea più volte suggerita da Limes di un necessario accordo fra Cina, USA e Russia, per evitare che le guerre con l’utilizzo dell’intelligenza militare bellica possano avere esiti disastrosi.

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