90 – La geopolitica italiana con la Cina

A differenza di quanto si può immaginare, i rapporti fra l’Italia e la Cina sono molto antichi e di reciproca affinità.

Iniziamo subito a ricordare che l’Impero Romano e l’Impero Cinese della Dinastia Han erano contemporanei ed è sorprendente come entrambi gestivano con obiettivi e capacità piuttosto simili i loro territori.

Entrambi utilizzavano la disciplina militare per conquistare e governare, ed entrambi avevano sviluppato culture solide e strutturate che univano le diverse genti che componevano i loro spazi. La vera differenza era che mentre gli antichi romani gestivano un’area che aveva al cuore il “mare nostrum”, gli antichi cinesi invece erano concentrati soprattutto nelle terre. Entrambe si basavano su antiche filosofie e tradizioni: quella greca per i romani, il confucianesimo per i cinesi. Ma vi suggerisco di approfondire a riguardo perché scoprirete tantissime tradizioni e usanze affini interessanti e curiose.

Sappiamo poi che Marco Polo 1254-1324 e Matteo Ricci 1552-1610 furono i primi italiani a stabilire contatti fruttuosi non solo da un punto di vista commerciale con i cinesi del nostro Medioevo e del Rinascimento. Già da allora il nostro modo di fare, quello che in geopolitica si chiama soft power ma quello tipico degli italiani, li ha in qualche modo conquistati.

I cinesi sono un popolo metodico, mentre noi siamo piuttosto creativi e quindi imprevedibili, ed è questo il fattore differente più profondo che può frenare una relazione solida. Non è un caso che nel periodo in cui la Cina fu spartita e divenne colonia degli imperi occidentali e del Giappone, durante quello che i cinesi chiamano “il secolo delle umiliazioni” 1839-1949, fra questi in piccolo c’eravamo anche noi.

Per capire quindi cosa i cinesi sanno e pensano di noi ci viene in aiuto Kina, la divulgatrice cinese che vive fra Italia e Cina: guardate questi 3 video e capirete.

Nei tempi più recenti dopo la seconda guerra mondiale sappiamo che l’Italia è entrata a far parte del blocco occidentale, del patto atlantico e della NATO: quindi siamo stati legati a quel vincolo e abbiamo seguito le scelte che hanno fatto gli Stati Uniti nei confronti della Cina (e dell’URSS, oggi Federazione Russa) negli ultimi 80 anni. Per questo la Cina ancora oggi resta piuttosto diffidente nei nostri riguardi, nonostante i diversi momenti d’incontro.

Per capire meglio vi suggerisco questo video di Giorgio Cuscito, appassionato della Cina e analista di Limes, che parla dei rapporti dell’Italia nell’Indo Pacifico.

Esemplare fu il regalo che fece Xi Jinping a Sergio Mattarella qualche anno fa: addirittura un sasso lunare, pensate un po’. L’antefatto era che l’Italia aveva fatto parte di un progetto spaziale con la Cina che avrebbe permesso ai cinesi di atterrare sul suolo lunare: ma gli italiani si ritirarono dall’impresa, essendo iniziata la competizione tecnologica e quindi anche spaziale con gli USA. Più tardi la Cina non solo sbarcò sulla luna, ma addirittura nella “zona oscura della luna”, e chissà se quel dono così prezioso non svela anche una certa soddisfazione per essere riusciti nell’impresa anche senza di noi…

Ma come dicono i siciliani “l’amore è una porta che si apre dal di dentro”. Infatti avere un Presidente degli Stati Uniti come Donald Trump che ha messo volutamente così in cattiva luce tutta l’Europa e quindi anche noi negli ultimi anni, ci ha fatto tornare sotto una nuova buona luce agli occhi dei cinesi. D’altronde in geopolitica non esistono spazi vuoti, e se gli USA (e la Russia) vogliono depotenziare il più possibile e in diversi modi noi europei, ecco che per questo diventiamo più interessanti per la Cina. E non sto parlando solo da un punto di vista economico o commerciale: una cultura antica e riflessiva non può che trovare valore alla tradizione europea, e le alleanze non si basano solo sulla forza militare o sullo scambio di denaro.

Di certo in questo periodo i punti forti su cui noi europei e ancor più noi italiani così pacifici dobbiamo puntare nei confronti delle 3 potenze mondiali sono: l’affinità con la pacatezza cinese, la capacità di auto contenersi che nonostante tutto dimostrano i russi, e la provenienza degli americani che non dimentichiamolo mai siamo proprio noi. Ecco perché gli europei possono essere l’anello di congiunzione, anzi devono esserlo. E ancor più noi italiani, con la nostra “potenza dolce” e “non da primo piano” come ad esempio gli amici europei, possiamo giocarci questa chance: anzi dobbiamo se vogliamo fare qualcosa di buono per la pace.

Come diceva il Cardinale Richelieu 1585-1642: “la politica è l’arte di rendere possibile ciò che è necessario”. E come aggiungerebbe Sant’Agostino 354-430: “altrimenti è ladrocinio su larga scala”. E di certo Roma è il simbolo più forte che può realizzare questo incontro, e non solo per il bene fra le potenze dell’Indo Pacifico come Giappone, India, Corea del Nord, Australia, ma anche fra tutto il mondo occidentale e il mondo altro. La nostra capacità di renderci amichevoli e accoglienti deve essere a disposizione degli “operatori di pace”.

Quindi è giusto diventare più rispettabili e autonomi tecnologicamente e perfino militarmente dagli USA, come europei e italiani: ma la nostra vera arma deve essere la capacità diplomatica, ricercata pazientemente e incessantemente. E proprio perché abbiamo a che fare con la Cina e la Russia che non apprezzano il nostro individualismo tipico di una mentalità capitalistica e affaristica occidentale, dobbiamo imparare a pensare in maniera collegiale in Europa, rinunciando ciascuno alle nostre insicurezze che mostriamo nel ricercare sempre una posizione o un ruolo più importante di un altro. Fare ciascuno il suo, valorizzare ciò che ognuno ha e fidarsi degli altri quando non si è capaci a fare qualcosa: è questo che si fa nelle vere famiglie, Europa compresa. Questa è strategia, non “buone parole” che volano al vento. E se non vuoi essere il piatto che gli altri si mangiano, devi imparare a sederti a tavola con gli altri.

A riprova del contributo pratico che può dare l’Italia e Roma nelle relazioni internazionali di cui abbiamo una nota esperienza, vi voglio solo sottolineare 2 aspetti che i cinesi stanno apprezzando dagli anni 2000: il loro rinnovato interesse per la nostra capacità archeologica, e l’attenzione verso la Chiesa romana.

Dal 2000 i cinesi hanno chiesto ad archeologi e restauratori italiani di restaurare il padiglione della suprema armonia nella città proibita, cioè il luogo più simbolico della Cina. Recentemente c’è stato un contatto con archeologi e restauratori italiani perché in Cina vorrebbero restaurare un’antica strada proprio come noi abbiamo fatto con le nostre vie romane, ad esempio l’antica via appia restaurata e inaugurata di recente. E ancora: il primo codice civile del 2021 della Repubblica Popolare affonda le radici nel nostro codice civile giustinianeo. Infatti un gruppo di cinesi italiani lo hanno tradotto, così loro ne hanno preso spunto a Pechino. Non è un caso che ancora oggi ci sono docenti italiani che vanno in Cina a parlare del nostro diritto romano. Quindi più che inseguire la competizione tecnologica, che in Cina insegnano fin da bambini, proprio noi italiani dobbiamo puntare sull’antichità.

Ultimo aspetto la religione cristiana e il cattolicesimo romano.

Sappiamo che la Cina non ha una religione statale e non sono un popolo tradizionalmente religioso; inoltre il governo cinese teme le eventuali rivendicazioni e disordini che i culti religiosi suscitano nelle persone e nei popoli. La religione infatti è il potere dolce per eccellenza. Ma stanno imparando a tollerare i culti e a guardarli con attenzione e con meno sospetto. A tale proposito vi suggerisco un video di Kina sulle poche chiese e moschee in Cina.

Forse proprio la pacatezza e l’indole arrendevole della religione cattolica, rendono la Santa Sede un punto di attenzione particolarmente adatto agli incontri e agli accordi fra i governanti. Anche per questo Roma resta ormai l’unica città davvero universale sulla terra, ora che anche Washington si sta ritirando nell’area delle Americhe.

Di questo avvicinamento sicuramente Papa Francesco attraverso il Cardinale Parolin, è stato da apripista con la Cina, un po’ come ha fatto il Cardinale Zuppi con la Federazione Russa. Ma sicuramente Papa Leone XIV si è ampiamente mostrato come un punto di riferimento dolce e al tempo stesso determinato nella ricerca di pace.

Per questo vi suggerisco un ultimo video di Piero Schiavazzi, la voce di Limes “oltre il Tevere” come si dice a Roma.

Cosa pensi dei rapporti fra l’Italia e la Cina?

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