86 – Xi Jinping e la strategia del sogno cinese

Come parlare oggi della Federazione Russa significa parlare di Vladimir Putin, allo stesso modo parlare oggi della Repubblica Popolare Cinese significa parlare di Xi Jinping: i cinesi si identificano in lui e lui rappresenta la Cina e il sogno cinese.

Non voglio qui raccontare l’affascinante biografia del Presidente cinese perché è meglio cercarla e scoprirla da soli. Posso però consigliarvi il libro di Giorgio Cuscito, analista geopolitico di Limes appassionato del mondo sinico, dedicato non solo a Xi Jinping, ma a come attraverso di lui la Cina sogna di tornare impero.

Parallelamente vi suggerisco anche un libro di Alessandro Aresu dal titolo neanche troppo provocatorio “La Cina ha vinto”, dedicato ai programmatori cinesi e taiwanesi che hanno reso possibile la nuova rivoluzione tecnologica, e che descrive come la Cina ha conquistato il futuro.

Per capire come sia stata possibile questa vittoria dobbiamo provare ad addentrarci nei meccanismi di potere cinesi, un sistema verticale in cui prima è nato il Partito Comunista Cinese nel 1921 e poi la Repubblica Popolare Cinese nel 1949. È chiaro che è il partito che governa lo Stato, che lo ha costruito a sua immagine: l’apparato cinese, composto da 90 milioni di dipendenti, è la chiave di tutto il sistema. Per migliorare la propria condizione bisogna far parte dello Stato, fare domanda e superare l’esame. Bisogna costruirsi poi la propria carriera amministrativa e accedere nel tempo ad incarichi migliori fino al vertice, il Comitato Permanente Centrale del Politburo composto da 25 membri di cui i primi 7 governano il Paese.

Un detto famoso cinese dice “Nord sud est ovest il partito decide su tutto” e questa foto mostra anche l’ordine d’importanza dei 7 membri del Politburo. Lo stato profondo cinese si basa quindi sulla fedeltà al partito: i dipendenti costruiscono la loro carriera per cooptazione dall’alto, cioè non puoi migliorarti se non hai una persona che diventa il tuo mentore, infatti anche Xi Jinping ne ha avuto uno. Tuttavia non è corretto considerare questa struttura come autarchica, perché il ruolo davvero più importante è quello del consigliere del funzionario, quello che un tempo era il ruolo del mandarino: è proprio colui che abita il corridoio del palazzo, che ne conosce i segreti e che viene ascoltato proprio in virtù non solo delle sue conoscenze dell’apparato, ma anche della sua percezione dello stato emotivo del popolo. Lo stesso Xi Jinping durante il Covid 19 ha deciso repentinamente di allentare le restrizioni proprio ascoltando il suo numero 2 del Politburo, che gli aveva suggerito di cambiare la “strategia zero covid” perché aveva compreso che il popolo non poteva più continuare a seguirla.

Ma quali sono le caratteristiche della Cina di Xi?

Prima di tutto una profonda continuità con l’epoca imperiale. La Città Proibita presenta davanti una foto di Mao, mentre accanto c’è la sede del partito dove si trova il Comitato Centrale. Così facendo si vuole dimostrare che il Presidente fa parte di una staffetta che inizia con la Dinastia Han e arriva fino a oggi: non a caso i membri principali del partito erano 9, ora ridotti a 7, come in antichità lo erano i mandarini a capo del sistema imperiale. A dimostrazione della voluta rinascita imperiale, appena nominato segretario di partito Xi Jinping è andato in visita al museo di storia della Cina, come mostra questa foto.

Ci sono 2 detti che ripete spesso il Presidente. Prima di tutto “il potere deriva dalla punta del fucile”, che sta ad indicare la stretta dipendenza del potere militare con Xi e i vertici del potere. Il secondo motto è “le montagne sono alte e l’imperatore è lontano”, che sta ad indicare la consapevolezza che bisogna controllare bene il passaggio e la diffusione dei dettami del partito in tutto il Paese. Per fare questo Xi Jinping a differenza dei predecessori ha ridimensionato la dialettica nel partito, per evitare che si verifichino centri di potere diversi dal vertice del partito e quindi alternativi a lui. Inoltre ha abolito la legge dei 2 mandati massimi della presidenza e il limite di 68 anni per gli incarichi di partito. Un sistema così verticale porta come conseguenza che i funzionari tendono a compiacere il capo, rischiando di perdere il contatto con la realtà.

In pratica la Cina ha affidato al Presidente Xi il proprio destino nella ricerca del proprio sogno, e lui in cambio lo ha realizzato soprattutto puntando sui propri “tecnovassalli”, cioè tutte le aziende della tecnologia che lo Stato finanzia in cambio di migliorare il benessere e il controllo della Cina. La competizione con gli USA si attua proprio nella corsa tecnologica e il potere si stabilisce proprio sulle aziende cinesi e americane in competizione per dominare il mondo.

A proposito della competizione tecnologica Cina-USA vi consiglio questa lezione di Alessandro Aresu che spiega nel dettaglio perché la Cina ha vinto. Inoltre racconta la vita di Wang Huning, al quarto posto del Politburo, consigliere di 3 Presidenti cinesi e colui che aveva previsto nel suo libro “America contro America” del 1991 l’implosione degli USA a cui sembra di assistere in questi anni. Insomma, come dice un altro detto cinese “guai a distogliere un nemico che sta sbagliando”.

Ora passiamo ai nodi ancora non risolti che la Cina sta affrontando nel suo percorso verso la realizzazione del sogno cinese.

Iniziamo dalla denatalità, la prima che stanno affrontando. Proprio per questo aspetto, il vertice del partito si sta chiedendo se il pericolo proviene più dagli USA di oggi, per quanto riguarda gli aspetti militari e finanziari che ancora li vedono al primato mondiale, anche grazie anche al dollaro che resta la moneta di scambio internazionale, oppure proviene da Bharat (India) di domani, quando oltre ad essere più numerosi potrebbero scansarli come “nuova fabbrica del mondo”, e grazie alle loro competenze tecnologiche sempre più apprezzate a livello mondiale. Non è un caso che il partito cinese è molto preoccupato dalla tendenza dei giovani cinesi a “fare gli sdraiati”, cioè non più a ricercare il proprio miglioramento ma a deprimersi senza agire. Sempre per questo motivo il partito, attraverso gli organi scolastici e di propaganda, pone molta attenzione alla scuola, alla diffusione della cultura di partito e alla produzione e custodia dei brevetti.

Poi la Cina negli ultimi anni sta cercando di presentarsi come una potenza dolce e a costruirsi un proprio soft power. Questo va dalla moda delle Labubu all’organizzazione maniacale degli appuntamenti del Presidente Xi con i leader asiatici e mondiali, agli enormi investimenti sulle infrastrutture di altri Paesi.

Infine le guerre. La Cina è un paese sostanzialmente pacifico ma che non vuole più accettare la sua inferiorità dall’Occidente, anzi vuole mostrare la sua bravura senza tuttavia mostrare aggressività. Vogliono da un punto di vista geopolitico non solo rifarsi ai principi dell’ONU sul multilateralismo, ma dimostrare che il primato unipolare americano del trentennio passato è stato un’anomalia, perché un mondo multipolare è possibile. In questo la Cina si candida ad essere lo Stato garante di questo principio, cosa che non può fare l’America proprio perché lo ha fatto in passato sfruttando la sua potenza militare.

Non a caso stanno lavorando molto sulla diplomazia a tutti i livelli, e la loro negoziazione si basa proprio sull’instaurare rapporti amicali: investono dunque più tempo nei rapporti bilaterali e in percorsi fatto di continue verifiche. A differenza del passato, capita sempre più spesso che si propongono come paese garante di accordi geopolitici, anche sfruttando la propria capacità economica e la capillarità costruita con le vie della seta terrestri e marittime.

Proprio per il proliferarsi dei conflitti, capita sempre più spesso che la Cina spinga l’utilizzo della loro moneta negli scambi commerciali soprattutto in progetti nuovi, ma anche in situazioni critiche come sull’attuale blocco dello stretto di Hormuz.

Resta ovviamente il loro nodo aperto principale: la riunificazione con Taiwan.

Per concludere vi propongo 2 video: uno di Giorgio Cuscito che spiega meglio il sogno cinese.

Il secondo video è della divulgatrice Kina e tratta del rapporto fra Cina e Russia, interessante perché spiegato da una cinese che vive in Italia da 10 anni.

Ti piacerebbe andare in Cina e conoscere il “Celeste Impero”?

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