La storia e strategia della Russia, nate con il Granducato di Kiev e l’Impero Zarista per poi adottare il sistema sovietico, cambia di nuovo dopo la dissoluzione dell’URSS nel 1991 e quando poi diventa la Federazione Russa, una repubblica semipresidenziale federale in cui si vota.
Inizia con la presidenza di Boris El’cin 1991-1999 che affronta 3 questioni: la transizione economica, quel passaggio rapidissimo dal sistema comunista al libero mercato, la crisi istituzionale del 1993 che ha portato alla nuova attuale costituzione con ampi poteri al presidente, e l’instabilità interna dovuta alle spinte separatiste, come nella Prima Guerra in Cecenia 1994-1996.
In questo periodo è stato fondamentale per i russi mantenere un’influenza dominante sui paesi confinanti, soprattutto in Asia Centrale e nel Caucaso: ancora oggi il governo vede in queste zone una delle priorità principali per mantenere la stabilità interna. Contemporaneamente assistiamo all’ascesa delle nuove ricche famiglie russe, gli oligarchi, che ad esempio per la prima volta vengono in vacanza in Italia. Inoltre tutto l’arsenale nucleare continua a far capo a Mosca e segue la dottrina strategica russa, che prevede una risposta atomica nel caso di attacco alla Russia o di una minaccia alla sopravvivenza dello Stato.

Inizia poi l’ascesa e il consolidamento del Presidente Vladimir Putin 2000-2012. Si assiste a un periodo di stabilità e crescita, dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi del petrolio e gas di cui la Russia è grande esportatrice e che le ha dato un nuovo prestigio internazionale. Putin centralizza ulteriormente il potere, controllando i mass media e riducendo l’autonomia regionale: la Seconda Guerra in Cecenia 1999-2009 si conclude col ritorno della regione sotto il controllo centrale. Dal 2008 al 2012 c’è la parentesi della presidenza di Dmitrij Medvedev con diversi tentativi falliti di modernizzazione tecnologica: Putin è il suo Primo Ministro e ha continuato ad esercitare il suo potere.
Per comprendere meglio Putin e la sua indiscussa capacità di mantenere saldo il potere fino ad oggi, vi consiglio di leggere “Putin e Putinismo in guerra” di Orietta Moscatelli, pubblicato dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.

Putin e il “putinismo” ci aiutano a capire meglio la Russia moderna.
Nel 2008 è Putin ad opporsi all’ingresso di Ucraina e Georgia nella NATO per 3 motivi: il senso di risentimento verso chi trattava la Russia “come una repubblica delle banane”, il suo modo di pensarsi occidentale e per questo mai visto di buon occhio dagli statunitensi, e poi si sente un “sopravvissuto” fin dalla nascita dalle macerie di San Pietroburgo quindi una specie di miracolato, proprio come il Presidente Trump rispetto ai suoi attentati subiti.

Dal 2012 ad oggi assistiamo a una svolta più conservatrice della Russia di Putin e più risoluta in chiave anti Nato in politica estera. Questo si manifesta dopo la rivoluzione di piazza Maidan a Kiev nel 2014, quando annette la Crimea e difende i separatisti russi del Donbass. Nel 2022 c’è l’invasione dell’Ucraina che ha portato a una profonda rottura diplomatica con l’Occidente. Oggi la Russia è composta di 83-89 soggetti federali, a seconda del riconoscimento delle aree ucraine sotto il suo controllo, con aree che presentano diversi gradi di autonomia.
Le caratteristiche dell’attuale Russia sono: la promozione di un “mondo multipolare” insieme ai BRICS e quindi a Cina e India, l’utilizzo della Guerra Ibrida con attacchi cibernetici, disinformazione e interferenze politiche, e la riconversione dello Stato in un’economia di guerra.



Il “putinismo” promuove un’ideologia con un forte potere centrale, il conservatorismo culturale e il nazionalismo, tutto per consolidare il consenso interno. La strategia russa è definita dal Consiglio di Sicurezza sotto la guida del Presidente. Oggi la Russia si proietta e investe molto verso l’Artico, alcune zone euroasiatiche e l’Africa.

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