71 – La strategia della Russia nel tempo

Per capire la Russia ricordiamo la famosa frase di Churchill: “è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma”. Poi aggiunse: “ma forse c’è una chiave: è l’interesse nazionale russo”. 7 anni dopo lo stesso Churchill andò oltre affermando: “sono convinto che non vi sia nulla che i russi ammirano più della forza, e che non vi sia nulla che rispettano meno della debolezza specie quella militare”.

Questi sono i commenti dello statista inglese che più è stato a contatto con la Russia, perché fu lui ad andare a Mosca e a convincere Stalin ad abbandonare Hitler e ad allearsi con l’occidente contro il nazismo. E fu sempre lui nel 1946 a fare il famoso discorso sulla “cortina di ferro” che spiazzò completamente Stalin, tanto da farlo diventare sempre più sospettoso di chiunque, e ad avviare la guerra fredda fra i 2 blocchi ideologicamente diversi: democrazia liberale americana contro comunismo russo. I due antagonisti perfetti, dove quei giudizi iniziali di Churchill sono ancora oggi il fondamento su cui poggia l’opinione dell’occidente nei confronti della Russia.

Dalla Russia zarista all’URSS alla Federazione Russa di Putin la linea di continuità è l’obiettivo di mantenere unita la nazione, compatta al mito della grande patria russa.

L’aspetto di primaria importanza che noi europei continuiamo a sottovalutare mentre che è sempre ben presente agli americani è il pericolo nucleare. La Russia possiede ancora oggi l’arsenale atomico numericamente più grande al mondo, e il famoso “bottone” che ne decide le sorti è a Mosca. L’idea di dividere la Federazione Russa in tante parti, come si è sentito durante questi anni di guerra in Ucraina, è praticamente impensabile perché significherebbe il pericolo concreto del controllo di queste armi distruttive. Questo pericolo è chiarissimo al Pentagono, mentre a Bruxelles o nelle capitali europee è sottovalutato. Vi riporto le cartine di Limes degli arsenali nucleari ufficiali nel mondo e l’ipotesi non solo ucraina del disfacimento della Russia.

Per noi occidentali è difficile capire la strategia russa. Perfino noi italiani che abbiamo dimostrato grande interesse per tutta la cultura russa e nonostante abbiamo avuto il partito comunista più intellettuale di tutti quelli esistenti, ancora oggi abbiamo difficoltà a interpretare oggettivamente le mosse della Russia di Putin. Ma dobbiamo sforzarci, perché “la geopolitica serve a fare la pace” come dice Lucio Caracciolo.

La strategia della Russia prima del 1917 si concentrava sull’espansione imperiale, la modernizzazione industriale e l’autocrazia zarista, culminando con la Prima Guerra Mondiale.

La strategia imperiale fino al 1917 aveva questi obiettivi: l’espansione territoriale in Asia Centrale e nei Balcani, l’accelerazione verso la modernizzazione e l’industrializzazione grazie ai capitali stranieri, la politica estera in alleanza con Francia e Gran Bretagna (triplice intesa) contro le potenze centrali, e la grande ritirata del 1915 quando fecero “terra bruciata” per rallentare l’avanzata tedesca.

Durante la rivoluzione si è passati alla strategia bolscevica di Lenin: l’uscita dalla guerra con lo slogan “pace, terra, pane”, la nazionalizzazione forzata e il consolidamento del potere proletario. C’è stata una prima fase del comunismo di guerra 1918-21, con una politica economica drastica per vincere la guerra civile, che prevedeva la nazionalizzazione delle industrie, il divieto del commercio privato e la requisizione forzata dei cereali. Poi si è arrivati al compromesso nel 1921 con la Nuova Politica Economica dello stesso Lenin, che introdusse una parziale liberalizzazione per stabilizzare l’economia permettendo piccole proprietà terriere e commercio.

Dalla difesa imperiale dell’autorità zarista alla creazione di un nuovo stato socialista, attraverso un controllo centrale rigoroso e una repentina trasformazione sociale ed economica.

Il potere centrale di Mosca resta il fulcro di tutto.

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