64 – Geopolitica italiana con gli Stati Uniti

Lo scopo principale per chi studia e analizza il mondo da un punto di vista geopolitico è il perseguimento della pace. Meglio mille volte avere un periodo di diffidenza, di trattative diplomatiche estenuanti ma che mantengono i terreni o gli ambiti pacifici, che far scoppiare una guerra. Come affermava Carl von Clausewitz la guerra è la “continuazione della politica con altri mezzi”, essendo uno strumento della politica: è un conflitto d’interessi guidato da obiettivi razionali. L’irrazionale fa parte dell’azione di un popolo e dei suoi governanti, ma la geopolitica vuole e deve avere come scopo il perseguimento e il mantenimento della pace.

Tuttavia al mondo d’oggi non esistono vere dichiarazioni di guerra: ad esempio la guerra in Ucraina continua a essere chiamata in Russia “Operazione speciale”. Le parole nascondono intenzioni e se vengono omesse creano una rimozione: non essendoci una guerra non ci può essere neanche una pace. Per questo le guerre oggi finiscono con tregue, come quella fra Corea del Nord e del Sud del 27 luglio 1953. Passiamo da una guerra calda a una fredda e l’ago della bilancia viene indicato dalle guerre informatiche e di opinione, sui social ad esempio. Dopo quasi 4 anni dalla guerra in Ucraina possiamo rassegnarci a un nuovo mondo di conflitti, con continue e pericolose aggressioni fra grandi potenze e quelle regionali.

Gli americani visti da dentro sono divisi su tutto, purtroppo per loro e anche per il resto del mondo. Perché se l’egemone mondiale è in crisi, è in crisi tutto il mondo compresi noi italiani. Come abbiamo già visto tutto sta cambiando e le regole sono dettate da un presidente americano che si muove con spregiudicatezza più che con lungimiranza, con violenza più che con determinazione. Trump fa le sue mosse e vede come gli altri reagiscono per poi aggiustarle e passare al livello successivo, ma questo non è un gioco.

L’Italia come tutti i paesi ha vincoli interni. Ma esistono anche i vincoli esterni, cioè quei legami con attori diversi che ci influenzano e a volte ci guidano da fuori. Primo fra tutti gli Stati Uniti. Questo perché nel 1945 siamo stati sconfitti dagli alleati e liberati proprio dagli USA, e successivamente in vari modi guidati e controllati da loro. Premetto che è stato un bene per molti versi: ad esempio nel caso dell’aiuto economico del piano Marshall, o per la protezione militare con le basi statunitensi nel nostro territorio. Ma quando si scivola nella riverenza o sottomissione, le cose diventano pericolose.

Quello con gli Stati Uniti non è l’unico vincolo esterno: c’è anche quello nei confronti dell’Unione Europea. L’Italia è fra i membri fondatori del Patto Atlantico NATO del 4 aprile 1949, e fra i membri fondatori dell’Unione Europea, allora Comunità Economica Europea, 1° gennaio 1958, in seguito al Trattato di Roma del 25 marzo 1957. Ogni Stato resta libero e autonomo nelle proprie istituzioni, ma è bene tenere sempre presenti questi due vincoli interni ed esterni: se non si considerano il rischio di commettere imprudenze è alto.

Gli Stati Uniti ci vedono proiettati nel Mediterraneo. Vi riporto le mappe di Limes con gli stretti, il nostro coinvolgimento nelle guerre di Ucraina e d’Israele, e un focus sul Mediterraneo orientale sulle fonti energetiche.

In politica estera l’Italia è sempre stata prudente e in linea con la politica estera vaticana. Ma oggi per la prima volta abbiamo una politica estera non unanime, con un governo che ha una linea diversa dalla Presidenza della Repubblica e dal Vaticano, a riprova della destabilizzazione generale.

Sui nostri rapporti con gli USA, vi consiglio i seguenti libri e articoli e l’intervista di Piero Schiavazzi sul Vaticano di Papa Leone XIV.

https://www.limesonline.com/rubriche/il-punto/la-nuova-strategia-di-sicurezza-nazionale-usa-e-la-fine-dell-europa-americana-20682661

Sapevi che esiste un rapporto previlegiato dell’Italia con gli USA?

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