63 – L’Italia vista da dentro

Qualsiasi analisi geopolitica pecca del punto di vista: nessuno Stato o popolo o persona può esimersi dal proprio territorio, da come vive e da ciò che pensa. Noi pecchiamo del nostro punto di vista italiano, di come viviamo e di come ci raccontiamo i fatti passati o presenti.

Ogni Stato ha un vincolo interno, cioè è frenato dal fare scelte coraggiose o prudenti o razionali proprio dal suo modo di vedere se stesso e gli altri, dal suo sentimento irrazionale che spesso non gli fa vedere la realtà. Quindi oltre a non utilizzare ad esempio la parola guerra, si tende a pensare che essa sia solo quella cosa vista in tv ma che non ci riguarda.

Vi riporto le domande del Censis a sottolineare il nostro modo di essere come sonnambuli rispetto alla guerra, come disse il direttore Massimiliano Valerii.

Per noi italiani l’idea di mandare figli e nipoti in guerra è impensabile, soprattutto perché sono pochi.

Il vincolo interno per eccellenza è quindi la demografia. L’Europa è l’area del mondo più vecchia, con un’età mediana di 43-44 anni, e l’Italia ha il primato mondiale con il Giappone di essere il paese più vecchio con un’età mediana di 48-49 anni. Al contrario l’Africa soprattutto Sub Sahariana e l’Indo pacifico, India e Cina in testa, sono le aree che hanno e avranno la maggiore crescita demografica.

La demografia influenza tutte le scelte dei dirigenti e politici di ogni Stato. Avere una popolazione giovane è tutt’altra cosa che averla vecchia: un popolo giovane è di norma più propenso ad andare in guerra ad esempio.

Vi mostro i dati demografici dell’Italia e le previsioni nel mondo, e come gli squilibri generazionali determinano l’andamento del mercato del lavoro.

Oltre alla demografia che è un dato oggettivo, esistono 2 categorie intellettuali che guidano le scelte dei popoli e dei dirigenti politici.

La prima è americana e viene detta “trappola di Tucidide”, secondo cui “il crescere della potenza ateniese e il timore che ciò incuteva agli spartani rese inevitabile la guerra”. Esiste la tendenza di una potenza egemone, Sparta (come gli USA), ad entrare in guerra con una potenza emergente, Atene (come la Cina), per paura dell’ascesa di quest’ultima: determinò la guerra del Peloponneso. Questa categoria crede nel determinismo storico: tutto dipende dai grandi processi in corso e non dai singoli uomini che salvano le situazioni e ha come conseguenza il quietismo, cioè l’accettazione alla guerra.

La seconda invece crede nell’inevitabilità del destino: come scrisse il francese Blaise Pascal “se il naso di Cleopatra fosse stato più corto, tutta la faccia della Terra sarebbe cambiata”. Un dettaglio così piccolo ha cambiato il destino, perché ha ammaliato Antonio portando alla rovina la Roma repubblicana con la vittoria di Ottaviano Augusto. Oggi c’è l’effetto del “ciuffo di Trump” che ha conquistato gli elettori americani. Questa idea ha come conseguenza il cinismo dell’ambizione e quindi il leaderismo: tutto dipende da chi è al comando e non dai processi storici.

Quindi soprattutto in un mondo che sta cambiando tutto dipende dal nostro sistema di valori.

Nell’occidentale e quindi anche in Italia oggi viviamo 3 perdite o delusioni. La perdita della libertà e della democrazia: ciò che sta avvenendo ad esempio negli USA, dove i diritti sono messi in discussione, mostra che le differenze fra democrazie e sistemi autarchici si stanno assottigliando. Poi c’è la perdita della prosperità economica, in cui per la prima volta i figli sono più poveri dei padri e hanno meno possibilità di migliorarsi. E infine non c’è più la pace, che era la vera garanzia dell’egemonia americana.

Ecco alcuni grafici a riguardo.

Assistiamo infine a una specie di inversione di ruoli fra élite e popolo. Prima i dirigenti rassicuravano e offrivano soluzioni, anche utilizzando la menzogna politica. Oggi invece sono sbigottiti di fronte agli eventi: basta vedere i leader europei che si mostrano oggi impreparati.

Ti ritrovi in questi dati e cosa ne pensi?

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