85 – Il fattore umano cinese

Se comprendere il fattore umano mediterraneo ed europeo è più facile per noi italiani che conosciamo sufficientemente bene la nostra geografia, la storia e la politica, e se tentare di delineare il fattore umano americano o russo ci risulta comunque non troppo complicato perché sono a noi vicini culturalmente e nel pensiero per tutte le influenze reciproche, sul fattore umano cinese dobbiamo fare un salto di qualità. Nonostante molti sforzi fatti soprattutto da noi italiani fin dai primi contatti per comprenderli, e nonostante anche da parte loro ci possono essere molti tentativi di avvicinamento, dobbiamo accettare che apparteniamo ancora a culture diverse: sia noi europei e mediterranei che loro cinesi in Cina o nei nostri Paesi, restiamo strutturati nei nostri diversi modi di pensare e quindi di agire. Tuttavia questo non deve scoraggiarci, anzi deve stimolarci: la sfida è nella continua conoscenza reciproca, e la geopolitica può essere una chiave che unita agli scambi culturali e commerciali, ci aiuta pur nelle differenze a instaurare rapporti onesti, fruttuosi e amicali.

Ovviamente con fattore umano cinese intendiamo non solo le caratteristiche fisiche, in questo caso vicine a tutti i paesi dell’estremo oriente, ma anche al loro modo specifico di pensare, di relazionarsi fra loro e di vedere se stessi e il mondo. Insomma abbiamo a che fare con i tratti psicologici, sociologici e perfino cognitivi dei cinesi. Iniziamo da una serie di immagini in Italia che ci fanno capire la loro stabilità e permanenza nella nostra vita ormai da più di 40 anni, e come manifestano le loro tradizioni nei nostri centri abitati, primi fra tutti Prato, Milano e Roma.

Le caratteristiche di un popolo così antico nella storia come quello cinese cambiano nel tempo, ma è possibile tratteggiare dei punti principali che non sono mutati, o meglio che nel corso dei secoli si sono fortificati e rappresentano oggi il modo di essere cinese.

Si comincia con la prevalenza del ceppo Han, quello della zona delle pianure attorno al Fiume Giallo, che idealmente fa capo alla Dinastia Han. Nelle intenzioni vogliono in tutti i modi farlo primeggiare anche nelle regioni più lontane da Pechino cioè la Mongolia Interna, lo Xinjang e il Tibet. Pensate che i cinesi nel mondo sono 40-60 milioni, e si può dire che sono quasi tutti di etnia han e parlano mandarino, la lingua ufficiale cinese. È stata una scelta voluta dal governo anche per meglio mantenere i rapporti fra la madre patria e la loro gente.

Il pensiero cinese ancora oggi fa riferimento alla filosofia confuciana dell’armonia. Inoltre la filosofia legista è un monito per quanto riguarda il sistema dell’ordine e della disciplina, come si vede nell’ambito della difesa militare.

Bisogna poi tenere a mente che per millenni la Cina è stata soprattutto una civiltà terrestre: il periodico arroccarsi in loro stessi deriva proprio dal fatto che abbiano privilegiato il rapporto con i territori interni e contro le minacce terrestri rispetto a quelle via mare. Vedremo che in questo stanno cambiando.

Il divario ancora esistente fra l’entroterra a ovest e i 14.000 km di costa a est, soprattutto quindi fra campagna e città, è ancora molto evidente anche se il governo di Pechino li amministra capillarmente.

Un altro fattore importante è la demografia che li vede come secondo Paese al mondo con oltre 1,412 milioni di abitanti. Tuttavia stanno invecchiando e stanno conoscendo maggiore benessere economico e sociale. Quindi un fattore che si nota sempre di più è il loro basare tutto sull’economia, un po’ come noi occidentali. Tendono a rapportarsi con il denaro e con il “fare soldi” probabilmente perché la struttura comunista li ha educati più al lavoro e quindi alla concretezza rispetto alle riflessioni su se stessi, anche se non è per tutti così. Il governo pensa come agire e loro si fidano, quindi sono disposti a rinunciare alle libertà e ad essere controllati pur di sentirsi sicuri e migliorare economicamente. Una tendenza tipica anche di altri Stati nel mondo.

Inoltre per la politica del “figlio unico” che si era adottata in passato, oggi i cinesi sono preoccupati per il loro primo declino demografico, rispetto ad esempio alla vicina Bharat (India) che invece è in crescita. Quindi stanno adottando misure per incentivare le nascite: in questo sono molto simili a noi europei e italiani.

Probabilmente per la filosofia confuciana e per l’indole poco aggressiva, possiamo affermare che hanno una scarsa propensione alla guerra. Questo elemento di per sé positivo impensierisce però il governo, perché il timore di un attacco dal mare, come è successo soprattutto nel secolo delle umiliazioni 1839-1949, è ancora ben presente. Di contro hanno un forte senso di risentimento per quegli anni che li ha visti diventare colonie occidentali: i maggiori attriti riguardano soprattutto il Giappone.

Il processo di “identità nazionale” per loro inizia idealmente nel 221 a.C. con la Dinastia Qin, ma riguarda soprattutto lo Stato Comunista dal 1949 in poi. Questo è ancora in costruzione: quindi il ruolo della propaganda, perfino nei nostri Paesi, è preso molto sul serio dall’apparato amministrativo.

In Cina c’è un motto che recita: “cresci nell’ombra, coltiva l’oscurità”: sta ad indicare la programmazione nelle scelte, la tenacia nel perseguire gli obiettivi, la discrezione nel muoversi così da non dare nell’occhio e un metodo strategico lungimirante. Questo è stato un motto recuperato da Deng Xiaoping dopo i fatti di Tienanmen del 1989, e che i Presidenti hanno seguito per raggiungere quello che hanno definito il “sogno cinese”. La cartina seguente lo mostra, anche se per ora è solo un sogno: basti vedere la collocazione dell’isola di Taiwan che risulta già nell’orbita cinese.

A differenza del periodo di Mao Zedong che era più interessato a creare uno Stato diverso dalla precedente Repubblica e dalle dinastie imperiali, il “risorgimento cinese” è l’obiettivo principe che la Cina si prefigge dagli anni ‘80 fino a oggi. Vi riassumo le caratteristiche principali perché vi fanno capire lo stato attuale della Cina e soprattutto la strategia che il governo ha in mente. In questo modo vi sarà più facile comprendere meglio l’evoluzione del fattore umano cinese, che ormai non guarda più solo l’interno dello Stato, ma si proietta al di fuori prima di tutto nei mari vicini, e poi attraverso le vie della seta (terrestri, marittime, spaziali) arriva fino a comprendere tutto il mondo.

Prima di tutto c’è la centralità del Partito Comunista Cinese, mai messo in discussione e che esercita un’attività di controllo tecnologico notevole.

La continuità storica è un altro fattore che ancora caratterizza il modo di essere cinese.

Il superamento dello sviluppo sbilanciato fra campagne e città (ovest-est) è sempre ben presente, unito al voler migliorare il benessere sociale.

Soprattutto in questo millennio la Cina ha puntato sulla modernizzazione delle forze armate: una “nuova era” è iniziata. In questo caso si stanno concentrando tantissimo sulla dimensione marittima, non solo perché vogliono emanciparsi dai pericoli che provengono dal mare, ma anche per aumentare la loro “profondità strategica” (cioè andare verso l’esterno per conquistare nuovi porti). La Cina è ormai prima al mondo per capacità manifatturiera su tutti i tipi di navi, e perfino sulle industrie dell’energia alternativa.

I progetti delle “nuove vie della seta” iniziati nel 2013 mostrano come i cinesi si proiettano davvero in ogni ambito spaziale. A questo proposito vi propongo un recente video di Giorgio Cuscito, analista di Limes studioso appassionato della Cina, che affronta l’importanza degli stretti marittimi fondamentali per le esportazioni cinesi.

Con il piano “un Paese due sistemi” la Cina continua a concentrarsi su Hong Kong e Macao con un’integrazione più stringente per evitare ingerenze straniere. La “rivoluzione degli ombrelli” di Hong Kong del 2014, in cui i manifestanti chiedevano libere elezioni a suffragio universale, mostra che nonostante le migliori intenzioni il percorso non è lineare.

Tutto questo ha un obiettivo finale concreto: l’unificazione con Taiwan entro il 2049, cioè 100 anni dopo la creazione della Repubblica Popolare. Pensate che hanno mancato questo obiettivo quando Mao ha partecipato alla guerra di Corea 1950-53. Per loro è un obiettivo non solo strategico ma simbolico.

Sul fattore umano cinese, argomento che dobbiamo affrontare più approfonditamente se vogliamo creare contatti strutturati e intelligenti con la Cina, vi consiglio questa anche conferenza di marzo 2025 di Dario Fabbri direttore della rivista Domino.

Concludiamo questa inesaustiva carrellata del modo di essere cinese con una mappa pubblicata dalla Cina nel 2014. Prima di tutto è una mappa verticale e non orizzontale in cui è stato tagliato fuori il Giappone. Poi l’isola di Taiwan è colorata come fosse già nell’orbita cinese: a riprova di ciò il tratteggio che delimita il Mar Cinese Meridionale la comprende. Infine la carta mostra gli stretti verso l’Oceano Indiano, attraverso uno sguardo sul Sud Est Asiatico.

Tutto questo discorso ci aiuterà ad affrontare la Presidenza di Xi Jinping e l’impronta dello stratega Wang Huning, quarta carica dello Stato,

Prova a descrivere tutti i punti di contatto che hai con il mondo cinese durante la giornata: avevi mai pensato fossero così tanti?

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